Ringrazio il mio amico Andrea per le news sul fantastico Zucchero, ma adesso torniamo alla cronaca. Ancora una volta una storia di una povera bimba abusata da quello che doveva essere suo padre.....no comment....
Maria (nome di fantasia) aveva 11 anni quando il papà - e come suona strana questa parola - s’infilò nel suo letto per la prima volta. Per due anni ha subìto in silenzio molestie e abusi, quella bambina sempre più taciturna che solo a due amichette aveva raccontato l’incubo in cui era finita, parlando di una casa diventata sua nemica e complice dell’uomo che aveva dimenticato chi fosse.
"Parlane con tua madre, raccontale tutto" le avevano detto e finanche scritto in una lettere le amiche. "Non posso, ho vergogna. E poi va a finire che i miei si separano...", la risposta della vittima. E anche quando la madre aveva intercettato casualmente e letto la lettera, lei aveva continuato a negare: "ma no mamma, non sono io quella della lettera, è una bambina che si chiama come me".
La parola fine a questa storia di violenze sessuali in famiglia l’hanno posta gli agenti della sezione reati contro i minori della squadra mobile foggiana che, insieme ai colleghi del commissariato di Manfredonia, hanno arrestato il presunto bruto, un operaio incensurato di 33 anni. Che poi tanto presunto non è, visto che davanti al pm ha confessato, dicendo "non so cosa mi sia successo, voglio bene a mia figlia".
L’uomo adesso è in carcere in attesa dell’interrogatorio davanti al gip del Tribunale di Foggia Lucia Navazio che, accogliendo la richiesta del pm Rosa Pensa, ne ha ordinato l’arresto per violenza sessuale per una serie di episodi iniziati nel 2006 e proseguiti sino a qualche tempo fa. La figlia è stata allontanata dall’ambiente familiare e affidata ad una casa-famiglia.
E’ stata una confidenza giunta alla squadra mobile a dare il via ad un’indagine-lampo chiusa in meno di un mese. C’è stato infatti chi ha riferito ai poliziotti che in una scuola manfredoniana girava con insistenza la "voce" su una ragazzina vittima di pesanti attenzioni da parte del padre. I poliziotti esperti in questi casi hanno rintracciato e interrogato - alla presenza di una assistente sociale e con tutte le cautele del caso - la studentessa che si è confidata con gli investigatori, parlando degli abusi iniziati due anni fa.
Tutto cominciò una sera quando il padre si era infilato nel letto della figlia ed aveva cominciato a molestarla. La vittima ha raccontato che gli abusi erano proseguiti per due anni, soprattutto la domenica quando la famiglia si recava a pranzo a casa dei nonni. Mentre la madre rimaneva dai parenti per aiutarli ad apparecchiare e lavare i piatti, lei e il padre tornavano a casa dove il genitore ne abusava.
Alla luce di questo racconto i poliziotti di iniziativa hanno allontanato la ragazzina dall’ambiente familiare per evitare che le molestie proseguissero, informando il Tribunale per i minori che ha affidato la vittima ad una casa famiglia. Il padre ha subito capito - dice l’accusa - il perchè dell’allontanamento della figlia; pare abbia anche minacciato il suicidio, è stato convinto dagli agenti del commissariato a desistere ed è stato interrogato - come indagato a piede libero - dal pm Rosa Pensa, al quale ha confessato.
Nel frattempo gli agenti della squadra mobile hanno acquisito riscontri alla versione della vittima: si era confidata con due amiche pure identificate, che le avevano consigliato di raccontare tutto alla madre ma lei aveva rifiutato perchè si vergognava e temeva che i genitori si sarebbero separati. Le due amiche le avevano anche scritto una lettera per convincerla a denunciare il padre, lettera - come accennato - letta dalla madre, ma con la figlia che aveva parlato di una sua omonima.
L’altro pomeriggio l’operaio è stato arrestato: era a casa dei genitori quando i poliziotti gli hanno notificato il provvedimento di cattura. E’ entrato in carcere con un rosario tra le mani, dicendo "ho sbagliato, ho sbagliato".
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